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Tra mittente e destinatario

Oggi pomeriggio sono andato a imbucare una lettera.
Non lo facevo da anni e giunto davanti all’ufficio postale mi è venuto un colpo nel non trovare il mitico cassettone rosso.
Mi sono guardato intorno ma niente, non c’era, e immediatamente un dubbio ha cominciato a insinuarsi tra i miei passi mentre tornavo a casa: “Ma forse non esistono più… forse ormai puoi spedirle solo tramite gli uffici postali?!”
Ho cercato online e in effetti ho trovato un articolo che diceva: “Le cassette per imbucare le lettere sono ormai in estinzione.”
Un po’ sconsolato ho cominciato a vagare tra i miei ricordi, cercando qualche bel momento legato a una cassetta della posta, a una lettera d’amore, ma sono riuscito a ricordare solo quel brivido che provavo poco prima di imbucare, sapendo che non sarei potuto più tornare indietro, domandandomi venti volte se fosse tutto giusto, mittente, destinatario, il lato della buca.
È quello che continuo a fare anche oggi con le e-mail, ma forse prima era tutto un po’ più poetico.
“Il solito nostalgico! Non ti rendi conto di quanto ti si sia semplificata la vita?”
“Certo, me ne rendo conto, ma vuoi mettere la poesia del vinile?”
“Lasciamo stare.”
(Dialogo tra me e me).
Beh, comunque, proprio quando ormai pensavo d’aver capito che il mondo era irrimediabilmente cambiato, eccola là, accanto a un portone, quasi mimetizzata, piena di adesivi e scritte che sembravano cicatrici, mortificata, con le spalle incollate al muro, come qualcuno che a quel punto preferisce non farsi vedere.
Le ho sorriso, mi sono avvicinato e le ho chiesto: “Ma vengono ancora a ritirare le lettere?”
Nessuna risposta, ma ho deciso di rischiare, in nome dei vecchi tempi, quelli belli, che poi non devo mica spedire una lettera d’amore.
Ho controllato venti volte il mittente e il destinatario, ho scelto con attenzione il lato giusto della buca, ho inserito la lettera tenendola con due dita e poi, dopo un istante, l’ho lasciata cadere.
Brivido.

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Confessione di un complicato

Ho sempre fatto una gran fatica, in tutto, con il mio incedere incerto, a strattoni e la testa sempre piena di pensieri.
Aspetto sempre l’ultimo momento, “sempre al novantesimo”, mi diceva qualcuno, facendo riferimento ai gol in zona Cesarini e cioè segnati all’ultimo minuto o nel recupero di una partita di calcio (come, a quanto pare, aveva il vizio di fare Renato Cesarini, giocatore degli anni ’30).
È come se avessi la necessità di essere quasi costretto. Mi ci devono portare le cose a fare delle scelte, a volte anche ad affrontare i problemi.
E forse me li sono creati tante volte da solo quei problemi, anzi, senza forse.

Sono un insofferente cronico che si arrovella, che negli anni si è fatto i buchi nello stomaco, decidendo spesso di distruggere le cose belle che aveva, per tornare a sentire, attraverso il dolore.
È una cosa folle, lo so, ma l’ho fatto diverse volte.
Nella nostra cultura passa spesso un messaggio pericoloso: il dolore è verità, il dolore è ciò che ti fa sentire davvero vivo, il dolore è ciò che ti riconnette con la parte più profonda di te.
Ho convissuto a lungo con questa idea e devo dire che per chi scrive canzoni i momenti dolorosi sono spesso fonte d’ispirazione, ma non sono tutto, anzi. Pian piano ti svuotano, ti incattiviscono, ti offuscano e ti rendono ancor più fragile.

Anche per questo ho cercato di migliorarmi, di allontanarmi da certe cattive abitudini, di ricostruire e difendere, riscoprire bellezza e farmi ispirare da essa. Ho lavorato molto su questa cosa negli ultimi anni.
Poi un giorno mi è successa una cosa, in un momento molto bello della mia vita, è arrivato il fatidico fulmine a ciel sereno e tutto ciò che avevo intorno è cambiato.
Ci sono cose che succedono improvvisamente e che ti mettono con le spalle al muro, davanti a tutte le scelte fatte, agli errori, le tue inadeguatezze, le mancanze. Sono tutte lì, schierate come un vero plotone d’esecuzione, pronte a fare fuoco.
E per come sei fatto, forse ti va anche bene. Che in fondo quella situazione te la sei andata a cercare, l’hai forse anche desiderata e sei anche tentato di dare l’ordine di sparare.
Ti sei sabotato, in tutti i modi possibili e ora che il sabotaggio è quasi riuscito, pensi che vorresti essere stato più semplice, più connesso con le cose reali, con la parte migliore di te, d’aver capito troppo tardi che c’era un’altra strada possibile, che era tutto un inganno.
Ti maledici, ti odi e in questo modo torni a farti del male.
Ma ho imparato che non è questa la soluzione.
La soluzione è la conoscenza, è riconoscersi, cercare di capirsi a fondo.
C’ho provato in tutti i modi a cambiarmi la pelle e l’anima, ma c’è poco da fare, ho la testa dura e l’ingenuità di un bambino e forse va bene così.
Non potrò cambiare ciò che è stato, ma potrò affrontare ciò che verrà con la consapevolezza di essere complicato, e non è poco.
Che quando poi provi a raccontare tutto questo in una canzone, succede che scopri che non è forse così grave o che, perlomeno, sei meno solo di quanto pensassi.
Che di esseri complicati ce ne sono tanti e alcuni di loro ti scrivono, ti dicono che li hai raccontati, talvolta addirittura salvati.
Bella questa cosa, non credete?
È bello riuscire a raccontarsi ed è bello sentirsi raccontati, capiti.
Mi è successo di incontrare parole che sembravano destinate a me ed è per questo che scrivo canzoni.

 

— Su Panorama.it – 11.06.2018

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Essere semplice, il nuovo singolo di Diodato

Diodato torna con il nuovo atteso singolo ESSERE SEMPLICE (Carosello Records), disponibile dal 18 maggio in streaming, download e rotazione radiofonica.

ESSERE SEMPLICE è un freschissimo brano pop che dietro la leggerezza e la spensieratezza della melodia nasconde un messaggio importante, come la scrittura di Diodato ci ha da sempre abituati: un monito fatto a se stessi a prendere le cose con semplicità nonostante le difficoltà della vita perché “sono cose che succedono… ma sì, che ci vuoi fare!”
Così Diodato ha commentato sui social l’uscita del nuovo singolo:

Succedono cose che stravolgono tutto, colpi di scena che sembrano scritti da uno sceneggiatore sapiente che sa come lasciarti col fiato sospeso, come metterti con le spalle al muro di fronte alle tue incertezze, alle scelte fatte, alle occasioni perdute.Sono stato un pazzo forse, ho seguito il cuore più della testa, ho preferito continuare a correre nel buio assetato di luce.Che ci vuoi fare caro mio, sei complicato, lo eri già da bambino in fondo, anche se quel faccino che ti hanno dato sembrava raccontare un’altra cosa, una semplicità che nel vuoto di certe notti ti è capitato spesso di desiderare.Vi chiedo scusa se non vi ho ascoltato, se ho preferito rompere tutto e cominciare daccapo, se vi ho spesso messo a disagio col mio essere a disagio, fuori posto, se ho sempre preferito andare a vedere cosa c’era dietro ogni limite imposto.Chiedo scusa, ma era più forte di me.”

Il messaggio di ESSERE SEMPLICE fa da continuum a quello del carpe diem espresso in ADESSO, il brano che Diodato ha presentato al Festival di Sanremo 2018 insieme al collega e amico Roy Paci, che ha raccolto un ottimo riscontro da parte del pubblico e della stampa.

ESSERE SEMPLICE è l’ennesima prova delle doti artistiche di Diodato, che si conferma uno dei cantautori più intensi, raffinati e talentuosi del panorama musicale italiano.
Un artista da ascoltare specialmente dal vivo: dopo la prima parte del tour, che ha toccato anche le maggiori capitali europee, Diodato torna dal vivo per una serie di concerti estivi (una produzione Godzilla Market).

Queste le date:

15 giugno Agliana (PT), Giugno Aglianese
16 giugno Bergamo, Happening Lazzaretto
04 luglio Milano, Estate Sforzesca
14 luglio Cervia, Rai RadioDue Live
15 luglio Biella, ReloadSound Festival
19 luglio Treviso, Suoni di Marca
21 luglio Camaiore, Festival Giorgio Gaber *in solo
24 luglio Giffoni Valle Piana, Giffoni Film Festival
26 luglio Sovicille (SI), Museo del Bosco
27 luglio Locorotondo (BA), Locus Festival
29 luglio Trento, LagoraiD’inCanto
03 agosto Grottaglie (TA), Carsica Festival
04 agosto Tricase (LE), Esco di Radio Live Festival
25 agosto Stefanaconi (VV), Mediterranean Food & Art Festival
09 settembre Calice Ligure (SV), Calice Music Fest
11 settembre S.Salvatore in Monferrato (AL), Parole e Musica in Monferrato *in solo
05 ottobre Cagliari, KME – Karel Music Expo
06 ottobre Roma, festa di fine tour

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In questa città meravigliosa avvelenata dall’Ilva esserci è una scelta politica

Io sono tarantino per scelta, non per nascita. Ho passato nella città di Taranto pochi anni, giusto quelli delle scuole medie e superiori, ma mi sono bastati per permetterle di entrare nel sangue, nella testa e nella pancia. L’ho lasciata sapendo che questa città mi aveva messo dentro un’inquietudine, una voglia di rivalsa che poi ho portato e sfogato altrove. Vivere a Taranto alla fine degli anni novanta significava avere poche scelte e prospettive. Potevi andare a lavorare nella grande mamma industria ILVA, che ormai da molti anni allattava i suoi figli con un latte amaro, o presso le sue cugine strette, raffinerie, cementifici, oppure in Marina Militare e sperare di viaggiare un po’ e non dovere mai andare a fare una guerra.

Soluzioni però che non mi entusiasmavano affatto.

L’industria tarantina mi ha sempre spaventato, con il suo scenario notturno apocalittico alla Blade Runner, mentre il mondo militare è sempre stato molto lontano da me. E allora niente, si va via e si va a studiare altrove, e poi si comincia a suonare, a fare dischi e si torna solo nelle feste comandate e l’estate. Nel frattempo però, pian piano, anche fuori dalla città, si comincia finalmente a parlare di ILVA e inquinamento, disastro ambientale, ricatto occupazionale, morte. Taranto a quanto pare ha record poco invidiabili. È tra le città con il più alto tasso di tumori d’Italia, anche tra i bambini, anche se è difficilmente dimostrabile visto che, guarda caso, manca un registro tumori.

È però anche una delle città con il più alto tasso di disoccupazione e i lavoratori e la città tutta sono quindi costretti a scegliere tra lavoro e salute. Si chiama ricatto occupazionale, appunto. Non creare alternative per far accettare situazioni scomode, come scegliere di morire di fame o di malattia. Bel quesito. Alcune statistiche parlano di 11.500 morti in soli sette anni. Interviene prima la magistratura che sequestra gli impianti, poi lo stato con i suoi decreti che permette alla fabbrica di continuare a produrre e inquinare.

Si forma spontaneamente un comitato di cittadini e lavoratori, Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti, che stanchi ed esasperati dalla situazione, manifestano, urlano il proprio dolore, provano a farsi ascoltare dalle istituzioni, a proporre alternative.

Ma le richieste di semplici esseri umani vengono annientate dalle logiche del profitto. Occorre allora alzare ancor di più la voce, far capire all’Italia intera che viviamo in un Paese in cui si violano giornalmente i diritti umani, il diritto alla vita, a un lavoro dignitoso. Ecco perché nasce l’Uno Maggio Taranto, Libero e Pensante, organizzato dal basso, senza partiti politici, senza quelle sigle sindacali che a Taranto hanno spesso fatto gli interessi della fabbrica più che dei lavoratori, senza l’appoggio di lobby. Organizzato, appoggiato e sostenuto da gente comune, cittadini, operai e piccoli commercianti. All’inizio sembra una follia, ma la determinazione di pochi crea un miracolo per tanti. Artisti italiani noti decidono di appoggiarlo e di venire ad esibirsi gratuitamente. Arrivano centinaia di migliaia di persone, la stampa e associazioni da tutta Italia che vengono a raccontare le loro storie e lotte quotidiane. La manifestazione cresce sempre di più fino a divenire la più grande espressione di denuncia e proposta d’Italia.

Sì perché l’Uno Maggio Taranto non è un festival musicale, è mostrare una prospettiva diversa, è creare alternative concrete, è mettere un grande megafono nelle mani di chi ha bisogno di farsi ascoltare, di raccontare situazioni inaccettabili per uno stato civile.È per questo che dovete venire a Taranto, è per questo che venirci significa fare politica, fare una scelta sociale, ritrovare una connessione reale tra parole importanti e realtà. E poi perché Taranto è una città meravigliosa, nonostante tutto, nonostante le scelte scellerate e nonostante lo stupro subito, riuscirà ancora a sorprendervi, a farvi sorridere il cuore.

Parola di un tarantino, per scelta.

Su La Stampa – 1° maggio 2018
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Slide nuovo album

Cosa siamo diventati, il nuovo album.

Esce il 27 gennaio il nuovo disco di inediti dal titolo “Cosa siamo diventati” (Carosello Records).

“Qui dentro c’è la storia che ho voluto raccontare, una storia probabilmente simile a tante altre, ma in fondo unica, come lo sono tutte.
C’è un vissuto fatto di fragilità, di sensi di colpa, di felicità, di incontri luminosi e distacchi dolorosi, di ombra e di luce, di caduta e di rinascita.
C’è la consapevolezza che tutto si arrende all’inarrestabile divenire delle cose.”

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